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La malattia di Alzheimer: una storia lunga più di un secolo

Le citazioni riportate sono tratte dal libro Borri M., Storia della malattia di Alzheimer, Il Mulino, Bologna, 2012

 

Alcuni pazienti possono segnare in modo profondo la vita professionale di un medico, e questo fu appunto il caso di Auguste Deter. Il dottor Aloysius "Alois" Alzheimer la conobbe il 25 novembre 1901, quando essa venne ricoverata nell'istituto psichiatrico di Francoforte sul Meno. Fu subito chiaro che i disturbi di della paziente avevano una loro specificità: come riferì poi Alzheimer nel 1906, "il caso presentava già a livello clinico un quadro che si discostava dagli altri così tanto che non si lasciava inserire in nessuno dei casi conosciuti". Un'affermazione fatta da uno studioso che agli inizi del Novecento aveva già pubblicato numerosi studi sulle patologie del cervello.
Il dottor Alzheimer tenne in osservazione Auguste per molti mesi e rilevò disturbi psichici di vario tipo sia riguardo la memoria sia riguardo il linguaggio; disturbi "stranamente" gravi in una donna di appena 51 anni.
Quando Alzheimer cambiò sede di lavoro, andando a Monaco - nella clinica diretta da Emil Kraepelin, uno dei più autorevoli psichiatri del tempo - continuò a tenersi informato sul decorso di quella "strana" paziente. Quando venne a sapere della sua morte, si fece inviare il cervello di Auguste ed eseguì un'accurata analisi istologica.
Già a metà dell'Ottocento Wilhelm Griesinger aveva sostenuto che le malattie della mente erano malattie del cervello, affermando che la via regia per capire i diversi disturbi psichici era quella dell'analisi autoptica del cervello. Dal 1904 Alzheimer era responsabile, a Monaco, del laboratorio di neurofisiopatologia; quando osservò al microscopio i preparati istologici del cervello di Auguste, percepì e giudicò di aver individuato una specifica "novità" patologica, decidendo di presentarla alla comunità scientifica. L'occasione fu la XXXVII Assemblea degli psichiatri tedeschi del sud che si tenne a Tübingen nel novembre 1906. Qui Alzheimer sostenne che il caso presentava, a livello anatomico, "un reperto che si discostava da tutti i processi patologici fino ad allora conosciuti". I danni riscontrati erano quelli che ancora oggi vengono riconosciuti come specifici della malattia che - nel 1910 - prese il nome del suo scopritore. L'analisi del cervello di Auguste fu eseguita a Monaco, un centro che rivestiva un'importanza centrale a livello internazionale per le sue ricerche e le sue elaborazioni teoriche, sisntetizzate nei manuali di psichiatria di Kraepelin. Qui venivano a specializzarsi medici di varie nazioni - molti dei quali dall'Italia.
Un solo caso, anche se così probante, non poteva garantire né al rigoroso Alzheimer né al direttore Kraepelin la sicurezza di poter descrivere una definita patologia. Alzheimer affidò a un medico italiano il controllo del suo lavoro. "Su sollecitazione del Dottor Alzheimer ho esaminato i quattro casi seguenti caratterizzati da segni comuni sia clinici che specificamente anatomopatologici". Introdotta da queste parole, Gaetano Perusini pubblicò, nel 1908, l'analisi dei quattro casi che furono determinanti per delineare una "nuova", vera e propria patologia, distinta dalla oramai "classica" demenza senile, dalla presbiofrenia e dall'arteriosclerosi cerebrale.
La tradizione anatomopatologica nella quale si inserivano i lavori di Alzheimer e Perusini richiedeva di collegare sintomi clinici con specifiche alterazioni corticali e questo era ritenuto anche da Krapelin il vero compito della psichiatria. Kraepelin era divenuto una figura fondamentale di riferimento per la psichiatria europea per la sua monumentale opera di catalogazione dei disturbi psichici, opera che egli aggiornava e rivedeva continuamente. Fu nell'ottava edizione del suo manuale - del 1910 - che egli assunse in toto il lavoro di Alzheimer, dando consistenza nosografica alla Alzheimerische Krankheit, decretando così la nascita della Malattia di Alzheimer. La decisione di Kraepelin di "costruire" una nuova malattia costituì il punto di partenza per quella attività di ricerca su quel tema che da argomento di ricerca scientifica é oggi divenuto uno tra i più gravi problemi sanitari e sociali.
Nel 1914 un medico italiano, Alberto Ziveri, documentava nella letteratura medica trentadue cessi di malattia di Alzheimer, sostenendo che "tale relativa frequenza [mi] induce a confermare quanto già dissi quando pubblicai il mio primo caso, che cioè la malattia in discorso deve essere discretamente frequente".
Oggi i casi si contano in tutto il mondo con ben altri numeri e la malattia di Alzheimer é fra le prime cause di morte. La vita professionale del Dottor Aloysius Alzheimer non si concluse però a Monaco e solo in relazione alla patologia che aveva preso il suo nome.
Nel 1912 l'imperatore Guglielmo II lo nominò professore ordinario di psichiatria e Direttore dell'Istituto Neurologico e Psichiatrico presso l'università di Breslavia, una delle più importanti città universitarie della Germania. Fu qui che Alois visse la sua relazione col doloroso evento collettivo della Grande Guerra. In primo luogo, il rapporto col conflitto il professor Alzheimer lo ebbe attraverso il figlio che si offrì volontario per il corpo di cavalleria. La guerra determinò anche un aumento del suo lavoro ala clinica, lavoro che egli portò avanti non situante gravi problemi di salute. Le problematiche del conflitto anche in relazione ai bisogni della popolazione civile - il fronte interno - furono per Alzheimer momento di riflessione scientifica. Di particolare rilievo fu non scritto del 1915 - Der Krieg und die Nerven, La guerra e i nervi - nel quale egli trattò non solo aspetti neurologici, ma anche fenomeni psicologici collettivi. Il 19 dicembre 1915 Alzheimer morì per blocco renale. Per singolare coincidenza Perusini era morto nello stesso mese, l'8 dicembre. Due medici, due studiosi attenti al dolore dei pazienti, strettissimi collaboratori che la Grande Guerra aveva posto su fronti opposti, emblema della tragedia che si stava consumando in quel periodo.
Siamo prossimi al centenario della morte di Alzheimer: questo grande medico dovrà essere ricordato non solo per la malattia da lui individuata ma per la poliedricità della sua personalità, per l'appassionato lavoro, per le amicizie e le collaborazioni con altri grandi ricercatori. 

 
ultimo aggiornamento: 23-Set-2014