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C. Orefice, 2013, Relazioni pedagogiche. Materiali di ricerca e formazione, FUP - Firenze University Press, Firenze. Recensione di D. Lippi (prof. Associato MED/02, Storia della Medicina)

Il presente volume, riprendendo dell’Autore il precedente Pedagogia “di confine”. Decifrare differenze, costruire professionalità (2013), ne sviluppa una serie di relazioni che ne derivano in ambito pedagogico, per la sua natura e articolazione disciplinare. I livelli discussi sono tre, tra loro profondamente intrecciati, dal più generale al più particolare e viceversa. A livello epistemologico di critica della disciplina, sono prese in esame le relazioni orizzontali che la pedagogia è chiamata ad avere con le scienze dell’educazione ed umane più in generale, ma anche quelle verticali con gli attori del fare pedagogia (i ricercatori) e del fare educazione (gli operatori dei diversi settori educativi). Senza poter addentrarsi nella materia, se non in termini introduttivi, per la natura del volume che offre i primi rudimenti della disciplina agli studenti interessati delle lauree triennali, nel Capitolo Primo si evidenzia la necessità che la ricerca pedagogica allarghi il fronte delle sue relazioni e collaborazioni disciplinari, superando quindi limitazioni e chiusure autoreferenziali; nello stesso tempo, si sottolinea la necessità dell’alimentazione delle sue elaborazioni teoriche e metodologiche dalle realtà e dal lavoro educativi, essendo l’una e l’altro il laboratorio di ricerca (ma anche di formazione) perché la pedagogia offra proposte di cambiamento educativo, ma apprenda anche a recepire problemi concreti e azioni pratiche. In questo senso, la relazione bidirezionale tra pedagogista ed educatore è fondamentale, come è epistemologicamente fondante la duplice relazione tra teoria pedagogica ed esperienza educativa.
Se lo studio del livello epistemologico è ritenuto indispensabile dall’Autore, lo studio delle problematiche e degli orientamenti teorici contemporanei dell’educazione sono ugualmente basilari: è il secondo livello di relazioni, presente nei Capitoli Due e Tre, che la pedagogia è chiamata a sviluppare, alimentata dai criteri formali del livello precedente. Di qui le priorità educative, intese come principi pedagogici strategicamente importanti: nel praticare “i confini” disciplinari e teorici, la pedagogia amplia il suo campo di interesse che dalla tradizionale educazione in età giovanile l’ha portata ad occuparsi dell’educazione in età adulta, e dalla tradizionale educazione scolastica la coinvolge in tutte le altre forme educative, da quelle sociali a quelle culturali, all’educazione alla salute. Il terzo livello infine (Capitolo Quarto) è quello metodologico del come fare educazione, basato anch’esso su una serie di relazioni: insegnante/educatore; studente/formando; conoscenze/expertise disciplinari; conoscenze/esperienze dello studente; individuo/gruppo.

 

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ultimo aggiornamento: 15-Gen-2016
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