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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
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Elaborato studente: La lingua del medico e la relazione clinica

“La parola del medico è il primo strumento con il quale si ammansiscono le malattie” scrive il professor Gensini nella prefazione del libro “I medici e le parole”. Si tratta di una frase dotata di un significato nuovo se consideriamo che, solo a metà del XIX secolo , si è sviluppata la concezione moderna del rapporto medico paziente. Infatti, se sin dalla fondazione della medicina Ippocratica l’etica del medico era di tipo paternalistico, da metà dell’ottocento e definitivamente nel 1888, anno della legge Crispi - Pagliani, il malato è diventato parte attiva del trattamento e il medico si è relazionato con lui diversamente, parlando non più al malato ma con il malato.

In Italia, nel 1880, venne fondato un servizio d’igiene pubblica e di assistenza sanitaria agli indigenti; la creazione di queste strutture è stata affiancata dalla necessità di educare alla salute la popolazione. Tuttavia ciò sarebbe stato solo possibile nel momento in cui il medico si fosse espresso in maniera chiara e limpida, abbandonando il linguaggio oscuro dei ciarlatani (come si trova scritto in uno dei tanti galatei medici ottocenteschi) per convincere il malato delle sue ragioni. Dopo vari sviluppi, la medicina attuale è stata definita come medicina delle 4P, cioè prevenzione, partecipazione, personalizzazione, predizione. La partecipazione del malato è necessariamente legata ad una sua educazione terapeutica che l’OMS definisce come attività finalizzata ad aiutare il paziente e la sua famiglia a capire la natura dei trattamenti e a fornire le necessarie abilità di autogestione.

Nonostante l’importanza del ricorso da parte del medico ad una terminologia comprensibile al paziente, le difficoltà sono ancora molte: in primo luogo, come tutti i linguaggi di tipo tecnico- scientifico la parte più ostica per il non specialista è il lessico come, ad esempio, le nozioni non conosciute o i termini per i quali il linguaggio comune ha un equivalente troppo generico. Inoltre, la lingua medica possiede alcuni elementi che non la rendono affatto chiara, basti pensare ai frequenti richiami alla mitologia (ad esempio atlante, malattie veneree), alla mole quantitativa dei termini, ai frequenti neologismi ed alle ipertrofie sinonimiche (ad esempio milza e spleen) che non sempre si riferiscono a registi linguistici diversi come nel caso di pelle e cute.

Nonostante la lingua medica non agevoli la relazione clinica proprio perché spesso troppo difficile è ugualmente affascinante e colta. Esaminando il lessico dell’anatomia dell’occhio scopriamo dei bei richiami al mondo antico: pupilla dal latino significa piccola ragazza e Socrate già si era accorto che guardando nell’occhio di chi gli stava davanti vedeva se stesso in dimensioni minuscole (in Greco Korè, fanciulla e piccola immagine dell’occhio); il termine “iride” ricorda la dea greca Iris personificazione dell’arcobaleno nella mitologia classica; anche la parola tunica, in latino abito tradizionale quindi rivestimento o retina, è la traduzione di Gerardo da Cremona del termine arabo rescheth.

 

Maria Margerita Rossi

 
ultimo aggiornamento: 08-Mag-2014
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