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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
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Elaborato studente: L'eterno dialogo tra letteratura e medicina.

Insieme alla letteratura, è nata anche la letteratura medica, a testimonianza dello stretto rapporto tra le due arti (o τÝχναι) e spia di due peculiari ambizioni del genere umano: vivere a lungo e vivere bene. Non è un caso quindi che i poemi omerici, soprattutto l’Iliade, siano così ricchi di accurati riferimenti ai traumi ed alle ferite da battaglia. Nella società della vergogna, però, c’è poco spazio per la malattia individuale, ossia la illness: dalla malattia (un unico νüσος di origine divina) o si guarisce o si soccombe in fretta .

Solo con Esiodo la malattia perde l’aura di punizione divina per moltiplicarsi in νüσοι: è un processo che culmina con Ippocrate, il quale comprende che il morbo sacro, cioè l’epilessia, non sia da ritenersi tale, ma origini dal cervello.
Nei secoli successivi, è proprio alla figura di Ippocrate che viene legato il comportamento paternalistico ed elitario dei medici; in realtà, il giuramento a lui attribuito è posteriore e consono alla mentalità cristiana: questo elemento di tutto rilievo ha determinato la sua fortuna.
Non sorprende che l’immaginario collettivo, quindi anche la letteratura, pulluli di medici a noi lontani che parlano con un linguaggio incomprensibile e chiedono al malato di affidarsi completamente alle loro cure. Basti pensare ai tanti “dottorini” che si alternano al capezzale di Mastro don Gesualdo, esasperando il loro paziente, sempre più cosciente dell’incurabilità del suo male, vissuto, del resto, in modo particolarmente tragico: la morte lo avrebbe allontanato dalla roba accumulata con grande lavoro e dagli affetti che aveva invano tentato di ricucire.

In realtà, il medico del passato poteva contare anche sul proprio prestigio e sulla propria autorità, instaurando con il paziente un rapporto unilaterale e paternalistico, comunque sempre fisico: l’auscultazione e la palpazione erano parte dell’usuale visita medica. Tutto ciò contribuiva al benessere del paziente lenendo così la componente psicologica e la paura della malattia.

Oggi la situazione è cambiata: le cartelle cliniche hanno sostituito l’anamnesi e il dialogo; gli esami computerizzati hanno annullato il rapporto fisico; la specializzazione fa sì che il malato incontri numerosi medici per un’unica malattia, senza però avere mai un contatto prolungato con loro o sviluppare fiducia nei loro confronti, mentre il paternalismo non è ancora del tutto scomparso.

Tutto ciò si riflette inevitabilmente sulla letteratura. Se un tempo era frequente la descrizione degli effetti delle malattie infettive sulla popolazione (dalla peste di Tucidide a quella di Manzoni) oggi sono innumerevoli le pubblicazioni, magari di carattere autobiografico, sull’evolvere di una malattia grave come il cancro.

Celebre è l’esperienza dello scrittore Tiziano Terzani, che si affida, sospeso tra speranze, inquietudini e riserve, alla medicina moderna, alle cure più avanzate per combattere un tumore. Con particolare acume, nel suo libro “Un altro giro di giostra” Terzani coglie le contraddizioni dei medici di oggi, capaci di operare con tecniche all’avanguardia senza mai vedere in faccia il paziente o tantomeno rassicurarlo quando si trova di fronte a macchinari a lui estranei. Insomma, alla malattia spietata e degenerativa, si somma un’inquietudine tutta privata che il medico non sa più curare.

Moderno come sempre, anche Pirandello aveva saputo indagare le reazioni dell’animo umano di fronte alla malattia ne “L’uomo dal fiore in bocca” (non a caso anche stavolta si tratta di cancro). Il protagonista non vede più la realtà con gli stessi occhi, individuando i dettagli che il sano non può cogliere. In lui si sommano disease (la malattia trasfigurata in un malinconico fiore), illness (il drammatico vissuto psicologico) ma anche sickness, in quanto il male condiziona, come è tipico del teatro pirandelliano, anche la vita sociale.

 

Alessandro Pietro Tasselli

 
ultimo aggiornamento: 25-Giu-2014
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