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Contributo del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna


A bordo della cronosfera.

I fumetti tra scienza, storia e filosofia




Autore: M. Ciardi

Editore: Carocci, Roma

Anno pubblicazione: 2014

pagine: 155

 

 

  • Recensione di Alba Rosa Gesualdo (dott.ssa in Scienze filosofiche)

 
 

Alice si   annoiava.     Tutti i   suoi   amici   erano   in vacanza   o   a   far   visita   alla nonna, agli   zii …

E pioveva!   […]    Lo   sguardo   le   cadde sul libro   buttato   per terra   accanto alla   poltrona, Alice

Nel paese delle   meraviglie.    L’ aveva finito di leggere prima   di mettersi   a guardare la TV e poi

L’aveva lascio lì.  “Non  capisco  perché  non facciano  più cartoni animati o programmi interessanti”,

Si chiese oziosamente.  “Vorrei poter essere come quell’ Alice lì.  Anche lei si annoiava e poi ha trovato

Quel paese pieno di creature affascinanti e di cose strane.   Se potessi diventare piccina, se potessi

Restringermi fino a passare attraverso lo schermo della tele, forse capiterebbe anche a me un sacco

Di avventure così.”

ROBERT GILMORE, Alice nel paese dei quanti.

 

La scienza scritta (e colorata) da Topolino col potere dei Supereroi di “altri mondi”.

 

Le persone, tutte le persone, indipendentemente dalla loro cultura, le loro credenze e l’inclinazione d’ animo, amano le storie.  Le storie affascinano, intrigano, rapiscono, creano una realtà parallela senza contrapporsi alla cogenza dove tutto assume la forma ed il colore che decidiamo di imprimerle.  Le storie sospendono questo mondo scagliandoci in mirabolanti avventure, ci strappano dalla staticità senza suspense di questa realtà precostituita e ci lanciano nel regno etereo della fantasia che tutto rende possibile, soprattutto l’assurdo.  Luoghi esotici o fantastici, mondi sospesi fra cielo e terra dove le leggi di fisica e logica perdono la loro importanza, personaggi affascinanti pieni di una miriade di invidiabili qualità che vorremmo possedere, anche in minima parte o solo momentaneamente, giusto il tempo di assaporarne l’essenza.  Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è una storia, e la cerchiamo ovunque ed in ogni momento.  Le storie divertono e distraggono, ci proiettano nei paesaggi dipinti dal surreale e rigenerano in noi sensazioni appartenenti ad un antico mondo del nostro passato che credevamo irrimediabilmente perduto, quello dell’infanzia, in cui la vita era di gran lunga meno artefatta benché popolata di inafferrabile immaginazione; le stesse sensazioni che ci consento poi, a storia ultimata, di essere adulti più consapevoli e seri di quanto non lo si sia mai stati.  Hanno questo di realmente magico le storie: nella finzione e nel gioco in cui ci immergiamo, come un sogno ad occhi aperti svincolato dalla paura di svegliarsi e scoprire esser stato tutto solo un sogno, è possibile svelare la realtà per guardarla con occhi diversi scoprendo in essa cose che pria sfuggivano.  Le storie ci consentono di tornare bambini per qualche istante, cosicché, alla fine del viaggio, riverberi in noi quella coscienza ingenua che vede, sente e percepisce unicamente la bellezza.  La bellezza del vero, nascosta, nemmeno troppo a fondo, nella banalità e nell’ ordinario non meno che nel fantastico; tutto dipende dall’ atteggiamento col quale le rivolgiamo lo sguardo.  E sono sorprendenti, meravigliose le cose che la mente crea quando ad ispirarla sono la fantasia e l’audacia di vedere la realtà a tinte diverse: non è la realtà in sé che cambia, le sue leggi universali o le sue costanti di natura, ma il modo di raccontarla, o meglio di narrare le sue vicende.   Giocando, disse Freud, si può dire tutto, anche la verità.  Verità mascherata, colorata, abbellita dal fantastico, dal mito o dalla favola, questi ultimi per secoli costituenti appunto prototipi di teorie scientifiche finalizzati a spiegare l’inspiegabile.  E bisogna ammette che molti degli antichi miti creati dal genere umano nella sua cosiddetta età dell’innocenza, apparizioni magiche o divine a parte, sono stati in seguito investiti del merito d’ esser riusciti con straordinaria perspicacia ad avvicinarsi a ciò che la scienza moderna avrebbe un giorno scoperto.  Al giorno d’ oggi il mito, nella sua forma originaria di spiegazione fantastica a riempimento del vuoto conoscitivo, non è più possibile, ma ciò non esclude la presenza della favola e dell’arte; ed anzi, mai come oggi ne avvertiamo un disperato bisogno, essendo la realtà divenuta fin troppo eloquente, e perciò pressante.  L’ arte, scrive la Arendt, costituisce nella sfera delle attività umane l’assolutamente superfluo necessario alla sua stessa esistenza: essa si sottrae alle esigenze ed ai bisogni della vita quotidiana, la cui durevolezza risulta pressoché inviolata dall’ effetto corrosivo dei processi naturali, in quanto le sue opere non sono soggette, se non per via meramente contemplativa, all’ uso degli uomini[1].  La sua funzione è puramente, essenzialmente, di essere una consolazione, una via di fuga momentanea dal reale ed una sua più allettante rappresentazione. Ma in quanto attività propriamente, ed esclusivamente, umana, e perciò soggetta come tutte le sue attività a perpetua evoluzione, anche l’arte, come la scienza, muta e si trasforma in una miriade di caleidoscopiche forme, alcune banali o già viste limitate a ricalcar la mano su forme preesistenti, altre innovative ed originali, alcune allucinanti.  Di quest’ ultima tipologia rientra l’arte dei comics, mondi del surreale dove uomini e non possiedono poteri sovrannaturali e gli animali parlano e si comportano come uomini, e dove tutti, senza esclusioni, si ritrovano a vivere avventure sorprendenti oltre i limiti dell’impossibile.  Ma non si cada in inganno, tentati come si è di considerare il mondo dei comics una mera nostalgica forma di infantilismo sfrenato di alcuni che si rifiuta di crescere, quest’ arte afflitta dalla sindrome di Peter Pan che si diletta con animaletti colorati e surreali personaggi; e non ci si sorprenda se proprio i più grandi scienziati del nostro tempo, fra i quali anche illustri premi Nobel, sono stati i più accaniti lettori di fumetti.  Paul Dirac – ricorda il suo biografo Graham Farmelo – era un vero e proprio fanatico di Topolino, eroe dell’infanzia di tutti noi assieme al più sfortunato Paperino e l’imbranato Pippo, ed amava in generale leggere i fumetti Disney al punto da portarseli anche sul lavoro, quand’ era docente al John’ s College di Cambridge, dove li leggeva di nascosto al riparo dagli sguardi dei suoi austeri colleghi; perfino sua moglie, Manci, lo chiamava affettuosamente “my little Mickey Mouse”.  I fumetti sono molto più che semplici figurine colorate dialoganti per mezzo di nuvolette:  «partendo dall’ ovvia considerazione che il mondo dei fumetti h per obbiettivo culturale ed economico quello di divertire, […], è altrettanto ovvio che dietro l’ apparente superficialità di molte storie si nascondono sensi, significati e contenuti anche molto profondi, il che ha permesso a questo genere ibrido, fra disegno, teatro, cinema e letteratura (detto la “nona arte”), di avere riconosciuta già da più di un secolo e mezzo la sua dignità[2]».  Come qualsiasi altra forma d’ arte, ed in quanto forma d’ arte a sua volta, i  comics nascono sì per divertire e far svagare la mente dall’ ordinario che opprime, ma, dalla sfida alle leggi di gravità lanciata da Spiderman che scorrazza sui grattacieli di New York alle profonde riflessioni esistenziali del solitario Corto Maltese che, come Ulisse, erra di luogo in luogo alla ricerca di nuove avventure in terre esotiche, essi intrattengono uno stretto legame con gli orizzonti di scienza e filosofia, offrendo a loro fruitori contenuti che possono essere valutati da molteplici punti di vista:   fantastico, artistico, storico, epistemologico e scientifico.  Viaggi nel tempo, avventure ai limiti della fantascienza, esperimenti finiti fuori controllo e mutazioni genetiche sono solo alcuni dei tratti peculiari degli eroi della Marvel, figli di Stan Lee, fra i quali anche lo stesso Spiderman, alias Peter Parker, studente modello di fisica ed appassionato fotografo vittima del morso di un ragno geneticamente modificato il cui effetto sarà una mutazione stessa del suo DNA, ciò che lo rende propriamente mezzo uomo e mezzo ragno;  o Batman, dietro il quale si nasconde il milionario uomo d’ affari Bruce Wayne, filantropo e finanziatore di dispendiose ricerche scientifiche e tecnologiche, e primo fruitore di esse nella lotta contro il crimine.  Scontri fra mondi alieni, battaglie galattiche e viaggi nel cosmo inesplorato, invece, ci fanno immediatamente pensare al supereroe per eccellenza, Superman, salvato dalla distruzione dl suo pianeta d’ origine, Kripton, giunto sulla Terra per mezzo di una capsula spaiale ancora neonato ed adottato da una coppia di contadini e cresciuto col nome di Clark Kent, consapevole dei suoi straordinari poteri che, da bravo supereroe, mette a disposizione dell’ umanità nella salvaguardia del mondo da minacce interne ed esterne.  Peter Parker, Bruce Wayne e Clark Kent: uomini ordinari che conducono una vita apparentemente ordinaria, ma dotati di abilità sorprendenti che solo la maschera che li nasconde può svelare, che sono più le condizioni e gli eventi esuli la loro volontà che non i loro poteri stessi a renderli straordinari.  Solo uomini in calzamaglia che lottano contro mostri, criminali ed alieni, oppure latori di nemmeno troppo impliciti messaggi che vogliono richiamare alla pace fra gli uomini, alla condivisione e salvaguardia del nostro mondo? Solo fantascienza raccontata per figure colorate e strisce animate, oppure allucinanti lezioni di fisica, chimica, genetica umana e meccanica al cui interno nascondo un implicito insegnamento bioetico? Soffermandoci un attimo su queste domande, ben si comprende quanto fallace sia l’opinione, ancora molto diffusa e terribilmente pregiudiziale, che i fumetti siano solo roba da bambini. Ma anche volendo ammettere che lo sia davvero, non possiamo prescindere dal dato di fatto, innegabile, che nessuno più di un bambino mette così tanta serietà in ciò fa.  Nulla è più serio del gioco di un bambino e nulla è più vero del suo mondo. Maturità dell’uomo – per dirla con le parole di Nietzsche – significa aver ritrovato la serietà che da fanciulli si metteva nei giochi[3].  Nel mondo giocoso e ludico del fumetto scienza e filosofia svestono i panni austeri e rigidi che la tradizione costringe loro ad indossare per assumere quelli dell’ironia, del divertimento e dello svago, aprendosi anche a coloro che di scienza e filosofia hanno sempre creduto d’ esser poco inclini.  Quella che è stata chiamata la “nona arte” dispiega un’immaginazione squisitamente filosofica, capace di spaziare in tutti i campi dell’avventura umana, dalla politica alla scienza, e come tale si rivolge ai “bambini” di tutte le età[4].  Perché tutti gli adulti – ci ricorda il protagonista de Il Piccolo Principe – sono stati bambini, ma pochi se lo ricordano. E chissà che riappropriandoci di quell’ antico sé solo apparentemente perduto, che è l’infanzia, non si diventi un giorno saggi abbastanza da avere il coraggio di essere davvero adulti, e, come gli eroi con i quali siamo cresciuti ed i grandi della storia e della scienza, autori di straordinarie imprese destinate a cambiare ancora una volta – e magari in meglio – questo nostro incostante e multiforme mondo.

 



 

[1]  Cfr. H. ARENDT, Vita Activa.  La condizione umana, [The Human Condition], (University of Chicago, 1958), capp. IV (L’ Opera), ¶ 23, cit. pp. 120-121, traduzione a cura di S. Finzi, (Tascabili Bompiani, Milano 2009)

[2]  Cfr. U. ECO, Apocalittici e integrati, (Bompiani Editore, Milano 1964); l’intervista di U. Eco a O. Del Bono, E. Vittorini, pubblicata su Linus, I, pp. 1 e 2, aprile 1965.  Cit. da E. CASTELLI GATTINARA, Epistemologia e scienza … per i fumetti, in A bordo della cronosfera.  I fumetti tra scienza, storia e filosofia, cit. pp. 17, a cura di M. Ciardi e G. Giorello, (Carocci Editore, Roma 2014)

[3]   Cfr. F. NIETZSCHE, Al di là del Bene e del Male, (1886), IV, cit. pp. 94, a cura di G. Colli e M. Montinari, traduzione a cura di F. Masini, (Adelphi Edizioni, Milano 2006)

[4]  Cfr.  G. GIORELLO, Uomini e Topi:  a mo’ di introduzione, in  A bordo della cronosfera. I fumetti tra scienza, storia e filosofia, cit. pp.  10,  a cura di M. Ciardi e G. Giorello, (Carocci Editore, Roma 2014)  

 
ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
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