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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
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Riflessioni tratte da:

Un altro giro di giostra, Tiziano Terzani




  • Lara Allegrini (studente)

 

Il commento dell'opera presa in considerazione, "Un altro giro di giostra" di Tiziano Terzani, giornalista amante dei viaggi e dell'Oriente, concerne un passo in cui l'autore mette in evidenza l'importanza del rapporto medico-paziente nel percorso di guarigione della sua malattia, il cancro.

Terzani offre interessanti riflessioni sulla percezione del medico da parte del paziente, la quale, nel corso dei secoli, è spesso stata oggetto di dibattiti e soggetta a modificazioni. Infatti nella storia, la competenza medica era inizialmente collocata all'interno di un ampio contesto di saperi umanistici, ma progressivamente essa ha ristretto il sapere medico in ambiti sempre più definiti, al fine di raggiungere il massimo grado di competenza e ridurre il margine d'errore.

Questo ha spinto la medicina ad entrare sempre più nello specifico, nel microscopico, e ad intraprendere un processo di "molecolarizzazione" che fa della cellula l'oggetto di cura, mettendo in secondo piano il paziente, il quale viene considerato meramente come portatore di una patologia.

E' proprio questa l'osservazione offertaci dall'estratto dell'opera di Terzani, il quale è testimone delle conseguenze di questa evoluzione della clinica: è stata tolta importanza alla singolarità e alla particolarità della storia di ogni singolo soggetto, portando allo sviluppo di uno sguardo medico che vede solo alcuni aspetti dell'uomo ammalato, scomponendolo in organi ed apparati e privandolo così del suo vissuto. "Nessun medico – scrive Terzani – va più a casa dell'ammalato, vede la sua quotidianità, capisce i suoi rapporti affettivi.  Ne ha più il tempo, la curiosità, l'atteggiamento".

Anche lo svilupparsi della tecnologia e degli strumenti di cura ha prodotto un allontanamento sempre più marcato tra medico e paziente. Si è approfondita, così, la distanza tra i loro due mondi, i loro linguaggi ed il loro modo di sentire. Infatti, ciò che il malato sente e la sua soggettività vengono ritenuti spesso aspetti inutili: esso viene unicamente ridotto alle sue parti, nonostante l'etimologia stessa della parola "individuo" (dal greco "atomos") stia ad indicare la sua inscindibilità. Citando Terzani: "Io stesso vedevo, ad esempio, il mio fegato ridotto ad una tremolante macchia verde e rossa su un televisore; lo vedevo staccato, estraneo, fuori dalla mia pancia [...] Ma io, io-tutto, io-anche-solo-l'insieme-di-quei-vari-pezzi non c'ero mai. Non venivo neppure consultato". 
Non solo Terzani, ma anche Canguilhem, nel '900, evidenzia questo "artificialismo" nella medicina moderna. Ma già nel II secolo d. C. Galeno denunciava nel suo trattato "De Methodo Medendi" una medicina che aveva perso la sua vocazione di sapere filantropico, a causa della corruzione dell'ambiente pubblico in cui essa operava. Questa osservazione evidenzia lo scontento della società romana della prima età imperiale nei confronti della Medicina. E' proprio in questo contesto che si denota il contrasto fra Medicina domestico-patriarcale e quella di derivazione greca, in cui vi è invece una cooperazione fra medico e paziente, i quali hanno uguale potere e reciproca indipendenza.

Il modello medico a cui Galeno incitava ad aspirare era quello Ippocratico: il medico che si alleava con il malato contro la malattia, creando un'alleanza terapeutica. Ma non solo, il medico ippocratico era quello al servizio dell'Arte, la quale contribuiva all'evoluzione della Medicina Clinica, sulla quale convergevano e convergono tutt'ora tre attività del pensiero: Meditare (saper meditare), metiri (equilibrio tra conoscenza e la sua applicazione), mederi (prendersi cura dell'individuo nella sua interezza, attraverso la conoscenza del suo "vissuto").
Questo metodo clinico anticipa il multiforme aspetto della malattia che viene inquadrata come disease, illness e sickness in base al vissuto singolo del malato e al suo rapporto con la società e ambiente. Ma mentre l'anamnesi tecnica dell'alterazione organica, cioé del disease, può contare su una secolare esperienza, raffinatasi attraverso l’impiego di strumenti sempre più sofisticati, non altrettanto esercitato è l'inquadramento soggettivo della malattia, la illness, per la quale acquistano fondamentale importanza gli indizi che il malato fornisce, attraverso la narrazione della sua storia.

Per questo, si è cercato di sviluppare un diverso approccio clinico, in cui la narrazione della patologia da parte del paziente è considerata fondamentale.
L'obiettivo è quello di coniugare i dati della scienza al vissuto della persona attraverso diversi percorsi sintetizzabili in due diversi acronimi: EBM e NBM: Evidence Based Medicine e Narrative Based Medicine.

In una prospettiva di una medicina che sia rivolta non verso la cura della malattia (disease), ma verso la cura dell'uomo malato (disease/illness), le Medical Humanities si configurano come strumenti privilegiati ed alternativi per la comprensione delle patologie.

In conclusione, si può affermare che è condizione indispensabile dell'identità del medico ricondurre la medicina ad una forma di sapere nella quale sono importanti riflessione etica e filosofica, impegno sociale e competenze umanistiche.

 
ultimo aggiornamento: 23-Apr-2015
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