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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
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Riflessione tratta da:

Mastro Don Gesualdo, Giovanni Verga (“Specchi di carta” pag 46-49)




  • Francesca Mancuso (studente)

 

Durante una visita medica, ci aspettiamo di incontrare un medico, una persona che trasmetta serenità, ciò che in questo tipo di situazione manca al paziente, e umanità, quella che desidera l’ammalato, in quanto tale, in quanto uomo. Presumiamo che il professionista si esprima con chiarezza, evitando di spaventare l’altro con parole a lui sconosciute, esibendo termini eleganti con l’unico fine di esaltare la propria erudizione, e che si mostri interessato e capace di ascoltare, di leggere, i bisogni del paziente. Un medico che quindi non classifichi il malato come uno dei tanti casi clinici già incontrati, ma come un nuovo, e unico, caso umano, e che analizzi non solo il “disease”, ma anche l’ “illness” del soggetto.  Mastro Don Gesualdo, al contrario di quanto si direbbe, non ha avuto questo tipo di fortuna. Infermo, nel letto, è stato osservato e analizzato clinicamente da diversi medici, i quali “[…] Arrivavano, guardavano, tastavano, scambiavano fra di loro certe parolacce turche che facevano accapponar la pelle, e lasciavano detto ciascuno la sua su di un pezzo di carta […]” e “[…] Non gli davano retta neppur quando tornava a balbettare, spaventato da quelle facce serie […]”. Inoltre “[…] gli facevano bere mille porcherie […]”, “[…] C’era di nuovo sul cassettone un arsenale di rimedi, come negli ultimi giorni di Bianca […]”. Da ciò si evince che i medici non hanno nessun tipo di riguardo nei confronti del vissuto, dell’ “illness” del paziente. Allora, il protagonista ha deciso di rivolgersi, sotto consiglio di un suo amico, ai medici forestieri, pensando che questi, più preparati rispetto a quelli del paese, avrebbero trovato la cura per il suo male. Mastro Don Gesualdo era così emozionato all’idea di poter guarire che si sentiva meglio solo al pensiero e strepitava per l’arrivo dei professionisti che, nelle sue speranze, gli avrebbero potuto restituire la salute, a differenza di quanto potevano fare i soldi. Il malato “[…] contava le ore […]”, “[…] la stessa luce dell’alba gli faceva animo. Poi, allorché udì le campanelle della lettiga che portava il Muscio e don Vincenzo Capra, si sentì slargare il cuore tanto fatto […]”, “[…] Salutò quella brava gente con un bel sorriso che doveva rassicurare anche loro, appena li vide entrare […]”. I medici invece “[…] gli badarono appena […]”, “[…] volgevano solo qualche occhiata distratta sull’ammalato, che andavasi scomponendo in volto, alla vista di quelle facce serie, al torcere dei musi […]” e “[…] confabulavano a bassa voce fra di loro in un canto […]”, sottolineando, tramite la distanza fisica, quella umana. Nel momento in cui, Mastro Don Gesualdo, uomo di umile origine, e di scarsa cultura, ha chiesto apertamente ai dottori di coinvolgerlo, di informarlo riguardo alla sua salute, “[…] Parlate signori miei! […]” - disse - “[…] Sono io il malato, infine! Voglio sapere a che punto sono. […]”, gli è stato inadeguatamente, e scioccamente risposto, addirittura in lingua latina, di essere affetto da “Pylori cancer, il pyrosis dei greci”. Quei medici, così tanto istruiti, risultano ridicoli nell’inutile vanto della loro erudizione, e si dimostrano ignoranti per quanto riguarda il relazionarsi con il proprio paziente. Uno dei medici ha proposto, infine, di asportare chirurgicamente il tumore, descrivendo nei dettagli l’operazione, dimostrando di non avere alcun tipo di delicatezza nei confronti del malato, che infatti “[...] spalancava gli occhi e la bocca, e tiravasi indietro per istinto […]”. Mastro Don Gesualdo, con l’intenzione di capire i rischi di questo tipo d’intervento, ha osato rivolgersi allo stesso chirurgo con il gergo tipico della realtà commerciale, a lui proprio, provocando in questo modo lo sdegno da parte del medico, il quale addirittura si è sentito offeso nell’utilizzo di quei termini nei confronti dell’arte medica.  A questo punto, il malato ha capito fortemente la lontananza tra lui e quei professionisti, ai quali non avrebbe mai affidato la sua salute.

 
ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
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