Salta gli elementi di navigazione
banner
logo ridotto
logo-salomone
SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
Home page > Scuola > Newsletter n° 03/15 > Articoli e recensioni > Newsletter N. 02/2015 > Riflessione sugli strumenti e rapporto medico-paziente

Riflessione sugli strumenti e rapporto medico-paziente




  • Arianna Seghi (studente)

 

Per analizzare il tema del rapporto medico-paziente ho scelto di utilizzare alcuni estratti di “Appunti di un giovane medico” di Bulgakov presenti in “Specchi di carta”*. Il libro da cui sono stati presi dei brani è una raccolta di racconti pubblicata nel 1963 che ha come protagonista un neolaureato in medicina messo a capo di un piccolo ospedale di campagna dove deve affrontare per la prima volta i rischi e i disagi della professione medica. Quest’opera costituisce un esempio fondamentale di come formare i medici al pensiero narrativo e accompagnarli alla costruzione di una sensibilità osservativa ai fini del ragionamento critico sia assolutamente rilevante. Una componente umanistica all’interno di una professione considerata da molti meramente scientifica ha lo scopo di arricchire il medico, di forgiarlo e di indirizzarlo verso una carriera più aperta al dialogo e all’ascolto nei confronti del paziente. Lo studio della letteratura può migliorare la capacità di osservazione e di interpretazione; può sviluppare l’immaginazione e promuovere una più profonda conoscenza delle proprie idee, emozioni e valori. Dalla narrazione traspare il punto di vista dell’individuo e questo porta il medico a non identificare il paziente con la sua malattia o a considerarlo una sorta di “contenitore” di essa, bensì a considerarlo soggetto pensante, differente da tutti gli altri, con una patologia che per quanto possa essere ordinaria detiene specificità applicata a quel determinato paziente. La malattia non comporta gli stessi effetti su chiunque e ogni individuo ha le proprie necessità, anche solamente una dose di rassicurazione maggiore. In “Appunti di un giovane medico” viene dato alla paziente un grande spazio descrittivo, determinante in quanto è il medico stesso a rendersi conto delle emozioni e dei cambiamenti psicologici sul volto della paziente. E’ significativo inoltre il conferire alla donna un’identità, infatti questa viene chiamata per nome; il paziente è da considerarsi una persona e non un protocollo. Il giovane dottore osserva farsi strada in Pelageja prima la speranza, poi lo sconforto ed infine l’incredulità di fronte alla sua positiva diagnosi; sono impresse nella sua mente la voce e le espressioni della donna ed egli si dichiara anche incapace di descriverne il volto. In definitiva la paziente è agli occhi del dottore un individuo a tutti gli effetti e non una malattia. La tesi che ciascun paziente detenga specificità anche in relazione alla più ordinaria delle patologie è rinforzata dal fatto che Pelageja secondo la consuetudine doveva essere rimasta contagiata ma ciò non è avvenuto. Qualcuno potrebbe obiettare che il medico si ricordi il nome della donna e la sua vicenda dal momento che ella è uno dei suoi primi casi, e il tempo e l’esperienza lo porteranno in futuro, anche per quieto vivere, a non coinvolgersi emotivamente in maniera eccessiva, tuttavia ogni medico dovrebbe conservare nella memoria la gioventù della propria carriera.

 
ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
Unifi Home Page

Inizio pagina