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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
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Riflessione su Infermo, paziente, cliente”




  • Elisa Mariantoni (studente)

 

Nessuna poesia sulla vocazione medica, sull’amore che spinge ad agire senz’altro fine, sulla misericordia e sulla carità mi ha scosso come “un medico” di Fabrizio de Andrè. La poesia così esordisce: “Da bambino volevo guarire i ciliegi: quando rossi di frutti li credevo feriti la salute per me li aveva lasciati, coi fiori di neve che avevan perduto.”

Un fanciullo, in un contesto ameno e fiabesco, è mosso dalla pietà per i ciliegi feriti, quindi alla professione medica da un simbolo, e dalla sua carica emotiva. Egli non ha ceduto ai richiami di una vita borghese, inginocchiata nella chiesa del Dio Denaro, ma ha custodito in una teca di vetro il suo sogno, fiducioso che tutto l’amore coltivato negli anni potesse guarire il mondo.

Lo scontro con la realtà è inevitabilmente terribile: egli è il solo alieno a un camice che si pone gelido di fronte a clienti depersonalizzati. I colleghi trovano ben presto il modo di saturare questa sua incolmabile volontà d’amare: “E vennero in tanti, e si chiamavano gente: ciliegi malati in ogni stagione. E i colleghi d’accordo, i colleghi contenti, nel leggermi in cuore tanta voglia d’amare, mi spedirono il meglio dei loro clienti, con la diagnosi in faccia che per tutti era uguale: ammalato di fame incapace a pagare”. Il medico di cui ci parla de Andrè finisce in prigione, come truffatore, per aver venduto un elisir di giovinezza la cui efficacia è relativa soltanto alla forza che il simbolo dei fiori di ciliegio ha per lui: giovinezza significa curare per la speranza che i ciliegi feriti possano nuovamente fiorire. L’elisir infatti è costituito da fiori di ciliegio. 

La volontà di guarire, e di far tornare in fiore i ciliegi, non deve essere abbandonata; deve anzi essere la luce che mostra il cammino. L’insegnamento della storia sta nel capire che amare l’uomo, e quindi desiderare il suo benessere oltre la malattia, non significa cadere in disgrazia per evitare di chiedere un compenso al proprio operato. Il paziente è inevitabilmente cliente, ma non per questo va trattato come mero strumento di guadagno. Esempio di questa morale è il dottor Hill, il più anziano medico di Spoon River. Egli si guadagna da vivere con la professione ma, una volta terminate le ore di ambulatorio, procede di casa in casa, offrendo gratuitamente la cura a tutti coloro che non possono permettersi di pagarlo. Egli è il medico di tutti anche grazie a chi, onestamente pagandolo, permette un servizio caritatevole alla comunità. Bisogna dare rilievo e ricordare anche i medici curanti gli esclusi dalla società di ieri e di oggi e onorarli, perché svolgono la professione con umanità e grandezza. È doveroso, come Foscolo ha già fatto notare, confrontarci con tali esempi di umana virtù per prendere esempio, per crescere e diventare uomini degni di un tale nome, prima ancora che professionisti.

 

(Opere di riferimento: “Non al denaro, non all’amore né al cielo” di Fabrizio de Andrè; “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters)

 
ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
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