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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
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Riflessione tratta da:

I Buddenbrook, Thomas Mann




  • Paola Iacopini (studente)

 

CAPITOLO 7, parte prima

Ora l’allegria generale era giunta al culmine e il signor Koppen sentì la netta esigenza di slacciarsi due bottoni del panciotto; ma purtroppo non era possibile, neppure i vecchi signori si permettevano niente del genere. Lebrecht Kroger sedeva dritto al suo posto come all’inizio del pranzo, il pastore Wunderlich era rimasto bianco e formale, il vecchio Buddenbrook, che pure si era appoggiato un poco all’indietro, conservava tuttavia un portamento elegantissimo, e soltanto Justus Kroger era visibilmente alticcio.

Ma il dottor Grabow, dov’era? La moglie del console si alzò senza dare nell’occhio e si allontanò perché all’altro capo del tavolo i posti della signorina Jungmann , del dottor Grabow e di Christian erano vuoti e dal loggiato arrivava una specie di lamento soffocato . Lasciò in fretta la sala seguendo la domestica che aveva servito burro, formaggio e frutta – e in effetti era lì nella penombra, sulla panca imbottita che circondava la colonna centrale, sedeva, era steso o addirittura rannicchiato il piccolo Christian e gemeva piano e in modo straziante.

“Dio, signora cara!” disse Ida, in piedi vicino a lui assieme al dottore, “Christian, povero piccolo, sta tanto male.”

“Ho la nausea, mamma, ho la nausea dannata” piagnucolò Christian, mentre i suoi occhi tondi e infossati si muovevano inquieti qua e là sopra il naso troppo grande. Era sbottato in quel “dannata” solo per un eccesso di disperazione, ma la moglie del console disse:

“Se usi parole simili il buon Dio ti punirà con una nausea ancora peggiore!”

Il dottor Grabow gli sentì il polso; il suo viso bonario sembrava più lungo e mite del solito.

“Una piccola indigestione … niente di grave,signora!” la consolò. E poi continuò con il suo tono professionale, lento e pedante: “La cosa migliore sarebbe metterlo a letto. un po’ di sonnifero per bambini , magari una tazzina di camomilla per farlo sudare ..E dieta stretta , siamo d’accordo , signora?Dieta stretta , ripeto. Un po’ di piccione, un po’ di pane bianco…”

“Non lo voglio il piccione” gridò Christian fuori di sé. “Non voglio mangiare mai più! Ho la nausea, ho una nausea dannata!” E addirittura la brutta parola sembrò dargli sollievo , tale fu l’impeto con cui  la gridò.

Il dottor Grabow sorrise tra sé e sé indulgente e quasi malinconico. Oh, avrebbe mangiato ancora, quel giovanotto! Avrebbe vissuto come tutti. Avrebbe fatto una vita sedentaria come i suoi padri, i parenti e i conoscenti, e avrebbe divorato cibi prelibati, buoni e pesanti quattro volte al giorno. Bè , che Dio li conservasse ! Non sarebbe stato certo lui, Friedrich Grabow, a rivoluzionare le abitudini alimentari di tutte quelle brave, agiate e placide famiglie di commercianti. Sarebbe venuto quando lo avessero chiamato e avrebbe prescritto dieta stretta per uno o due giorni, un po’ di piccione, una fettina di pane bianco. si, certo , e avrebbe assicurato in buona fede che non era niente di grave , per quella volta.  Benché così giovane, aveva tenuto tra le sue la mano di parecchi onesti borghesi che avevano mandato giù il loro ultimo cosciotto affumicato, il loro ultimo tacchino ripieno e avevano reso l’anima a Dio, all’improvviso e senza avvisaglie, sulla sedia dell’ufficio o dopo qualche sofferenza, nel loro solido vecchio letto. Un colpo apoplettico, si diceva allora, una paralisi, una morte improvvisa e imprevista. Sì, certo, e lui, Friedrich Grabow, avrebbe potuto fare l’elenco di tutte le volte in cui “non era successo niente di grave”, in cui magari non lo avevano neppure chiamato, in cui magari, alzatisi da tavola e tornati in ufficio, avevano denunciato solo un piccolo, strano giramento di testa. bè , che Dio li conservasse ! Neppure lui, Friedrich Grabow, era uomo da disdegnare i tacchini ripieni. Quel prosciutto impanato di oggi, con salsa di scalogni, era squisito, che diavolo, e poi, quando erano ormai senza fiato, il Plettenpudding, amaretti, lamponi e crema all’uovo, si, si. “Dieta stretta, siamo d’accordo, signora? Dieta stretta, un po’ di piccione, un po’ di pane bianco…”

 

CAPITOLO 4, parte seconda

Non fu soltanto debolezza senile quella che in una fredda giornata di gennaio, circa sei anni dopo l’ingresso della famiglia nella casa della Mengstrabe, confinò definitivamente nell’alto letto a baldacchino della camera all’ammezzato la vecchia madame Antoinette Buddenbrook. L’anziana signora era rimasta arzilla fino all’ultimo e aveva portato con integerrima dignità i grossi riccioli bianchi sopra le orecchie; aveva partecipato con i figli e il marito ai principali pranzi dati in città e, nelle funzioni di rappresentanza, ai ricevimenti organizzati dai Buddenbrook, non era stata da meno della sua elegante nuora. Ma un giorno all’improvviso si era manifestato un malessere quasi indefinibile, all’inizio soltanto un leggero catarro intestinale, contro il quale il dottor Grabow aveva prescritto un po’ di piccione e pane bianco, poi una colica accompagnata da vomito che aveva portato con incomprensibile rapidità a un dolce languore, indi a uno stato di debolezza e torpore che aveva allarmato tutti.

Quindi, dopo un rapido e serio colloquio svoltosi sulla scala tra il dottor Grabow e il console, dopo che un secondo medico chiamato a consulto, un uomo tarchiato, con la barba nera e lo sguardo cupo, iniziò a entrare e uscire insieme a Grabow , la fisionomia della casa per così dire cambiò. Camminavano tutti in punta di piedi, sussurravano con aria grave, e i carri non ebbero più il permesso di passare dall’androne. Qualcosa di nuovo, di estraneo, di straordinario sembrava essersi annidato in casa, un segreto che ognuno leggeva negli occhi dell’altro; il pensiero della morte era riuscito a entrare e regnava muto nelle vaste stanze. 

 

CONTESTO E COMMENTO

“I Buddenbrook, la decadenza di una famiglia” è un romanzo di Thomas Mann pubblicato nel 1901, che racconta la progressiva rovina economica e morale di una famiglia agiata di Lubecca, nel XIX secolo.

I ricchi Buddenbrook hanno costruito la loro nuova casa in centro e, per inaugurarla, danno un sontuoso pranzo a cui sono invitate le personalità di spicco della città, tra cui il Dottor Grabow, loro medico di fiducia. Durante il lauto pasto, il piccolo Christian, secondogenito della famiglia, accusa un improvviso mal di stomaco. Il bambino è terrorizzato dal dolore, così tanto da imprecare. Accorrono subito da lui la governante, il dottore e la madre che, quando sente il figlio dire “brutte parole”, lo rimprovera, minacciandolo che verrà punito con un dolore peggiore se continuerà con tale comportamento.

Da qui si deduce un collegamento malattia-Dio-punizione: un cattivo comportamento, non religioso, è punito da Dio con la sofferenza fisica, con la malattia.  La malattia è vista arcaicamente come segno della disapprovazione di Dio.

Il dottore, dopo aver sentito il polso, rassicura che non è niente, che si tratta solo di una indigestione e consiglia vivamente riposo e una dieta ferrea, ma, tra sé e sé, pensa a quante volte si è ritrovato a dire le stesse parole e con tristezza sa, nel profondo, che le cose non sono così.

Pensa a quanti altri signorotti, che trascorrono una vita ricca e sedentaria, ha rassicurato senza davvero curare, quanti di questi stessi ha visto spirare e si giustifica da solo, dicendo che non può certo essere lui a rompere il circolo vizioso delle cattive abitudini della borghesia.

Il dottore si preoccupa di rassicurare, di placcare le preoccupazioni dei familiari, di tranquillizzare il bambino e non mette in guardia dal vero problema. Non ha i mezzi o forse le adeguate conoscenze per curare la malattia organica e per questo cerca di curare il malessere soggettivo, la paura psicologica di stare male.

Cura la ILLNESS, i palpiti del malato e dei suoi congiunti, ma non può guarire il DISEASE, lo placa non potendo agire sul malessere fisico.

La medicina dell’epoca aveva da poco acquisito un approccio scientifico (Mann definisce il tono del dottore professionale) ma, era ancora fortemente limitata: non si conosceva con esattezza il funzionamento del corpo e i medici era spiazzati e, a volte, inermi davanti alla maggior parte delle disfunzioni organiche.

Il 1800 si era infatti aperto con l’invenzione dello stetoscopio e, grazie ai progressi della microbiologia, era diventata nota l’importanza dell’igiene. Si iniziava a distaccarsi dalla Galenica memoria e a progredire tramite l’accumulo di esperienze e la scoperta di nuove conoscenze.

Il dottor Grabow visita il piccolo Christian guardando i sintomi perché sono l’unica cosa che, senza strumenti e sapere, può usare per capire e cercare di curare.

Non informa il malato, non gli spiega cosa è davvero successo e quali sono i rischi che corre perché neppure lui ha chiaro cosa accade e basa le sue deduzioni sui casi già visti.  Usa in suo favore la differenza culturale e si fa forte del suo ruolo autoritario: il malato e la sua famiglia non sono consapevoli di quel che è capitato.

E’ un rapporto Activity-Passivity: il dottore paternalista e il malato come un bambino incapace e inabile di capire. Il paziente è disorientato, spaventato e il dottore si occupa solo di far passare la paura.  E’ una medicina che va avanti per tentativi e errori, in piena fase di sperimentazione e crescita. Non ha ancora assunto la forma che il significato stesso della parola ha: riflettere, usare i mezzi e prendersi cura.

Il dottore usa un tono professionale e sicuro, ascolta il polso del paziente ma non entra davvero in contatto con il malato. Non lo visita, non domanda, non cerca e non scopre niente. Si limita a placare il terrore. E’ per certi versi asservito al ruolo sociale che ha: il malato chiama il medico per la paura di star male e di morire e il medico con una “cura” lo tranquillizza. Il dottor Grabow, riflettendo tra sé, sa che c’è qualcosa di sbagliato, sa che quello che fa è limitato e manca di qualcosa ma non sa, e per certi aspetti non vuole, rompere il cerchio di eccessi in cui lui stesso per riflesso a volte si trova.

Il secondo estratto si concentra più dichiaratamente sull’inadeguatezza della medicina e dei metodi dell’epoca.

Quando sei anni più tardi l’anziana madame Buddenbrook si ammala, la famiglia entra per la prima volta in contatto con il malessere e la morte.

Dalle parole di Mann stesso si capisce che non si sa cosa accade, non si conosce e comprende. La malattia è descritta con termini vaghi: debolezza senile, malessere quasi indefinibile. Il decorso però è rapido e inarrestabile e a niente serve l’intervento del dottor Grabow e di un secondo medico, anch’esso molto professionale e serio. 

Il tentativo classico della dieta è del tutto inutile e la consapevolezza della morte della congiunta si insedia nella famiglia. La coscienza della morta fa calare un silenzio reverenziale in tutto l’ambiente, il dottore comunica che presto la loro cara li lascerà in modo rapido e serio.

 
ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
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