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Percorsi di vita e di salute. Un'analisi sociologica della terza età

G. Mascagni, 2015,

Percorsi di vita e di salute. Un'analisi sociologica della terza età

Biblioteca di Testi e Studi/980 – Sociologia – Serie a cura di Cambio-Laboratorio di ricerca sulle trasformazioni sociali/4

Carocci Editore, Roma – pp. 153.





Ma il vecchio riprese: «Rimettiamo alla provvidenza degli dei il giudizio della verità. C'è qui il grande profeta egizio, Zatclas, che si è già messo d'accordo con me, dietro grande compenso, per far ritornare dagli inferi questo spirito per qualche attimo, e ridar breve vita dopo la morte a questo corpo.»

APULEIO, Metamorfosi



Senilità: istruzioni per l'uso

La disuguaglianza possiede varie forme ed altrettante sfaccettature. Istintivamente, quando si parla di disuguaglianza pensiamo ai dislivelli economico-sociali esistenti fra i cittadini di una comunità, o, storicamente parlando, alle lotte ed alle rivoluzioni popolari che tra il XVIII ed il XX secolo si sono susseguite per il conseguimento di norme che garantissero a tutti i cittadini, indipendentemente dallo status sociale, dal potenziale economico, dal sesso e dall'orientamento politico e religioso pari diritti e dignità al cospetto della legge, e la salvaguardia di quelli conquistati. In generale, quando si parla di disuguaglianza si pensa a qualcosa che ha che fare col passato, oppure con quei paesi ancora in via di sviluppo (come Cina, India, regioni dell'Africa centro-settentrionale, Medio Oriente, ecc.) segnati da forze politiche troppo deboli ed instabili oppure esageratamente repressive, o da economie fragili incapaci di provvedere al fabbisogno dei suoi abitanti, spesso costretti a condizioni di autentica, ineluttabile miseria a dispetto dei pochi privilegiati che vivono in un lusso vergognoso. La disuguaglianza, scriveva Kant, consiste in quello stato di minoranza in cui gli uomini – o i popoli – si assoggettano a causa dell'assenza di un'autentica consapevolezza della propria condizione. Disuguaglianza vuol dire, in altri termini, non essere coscienti di sostare in una stato minoritario dell'esistenza dal quale si può, e si deve, uscire per poter essere indipendenti: il popolo che insorge contro un potere autarchico è quel popolo che ha preso coscienza del proprio stato di minorità, per il quale già questa presa di coscienza da sola basta ad estirparlo dallo stato di inferiorità sociale. Ma oggi, almeno in Europa, i diritti civili sono consolidati negli statuti normativi ed applicati in automatico a tutti i cittadini, ed i loro benefici sono distribuiti in maniera egualitaria e godibili a chiunque. Questo almeno sul piano legislativo. Dal punto di vista normativo, tutti gli uomini sono – o dovrebbero essere – uguali ed aventi pari diritti e doveri, ma sul piano più strettamente naturale, per così dire, le cose cambiano in maniera drastica. È pur vero che la natura ha fatto gli esseri umani tutti uguali, ha usato per ciascuno la stessa materia dando loro uguali impulsi e bisogni, e tuttavia, proprio in virtù di questa uguaglianza di fondo, li ha resi diversi gli uni dagli altri, dotato ciascuno di propri desideri ed aspirazioni e peculiarità particolari. Scelte, inclinazioni e caratteri sono quei particolari unici ed insostituibili che fanno dell'uomo indifferenziato dal gruppo l'individuo particolare, l'essere dotato di quella natalità ed unicità1 che rende la sua esistenza un fenomeno unico ed irripetibile. La società, col proprio sistema di norme, costituisce quell'organo strutturato ed organizzato il cui compito consiste di aiutare gli uomini quali singolarità esistenziali a trovare il proprio posto nel mondo, sopperire alle sue necessità e supportarlo nelle scelte intraprese, mettendogli a disposizione tutti i mezzi possibili affinché possa auto realizzarsi; in un certo senso, le società organizzate altro non sono che un prolungamento artificiale della natura: forza e debolezza non sono state distribuite egualmente dalla natura, e la società nasce appunto dalla necessità di sostenere i soggetti più deboli che allo stato naturale perirebbero. Tuttavia, esistono alcuni stati naturali in cui, società o meno, siamo tutti destinati ad attraversare almeno una volta nella vita, condizioni di inferiorità, debolezza e fragilità che ci rendono vulnerabili ed esposti alle varie insidie esistenti. La malattia e, soprattutto, la vecchiaia sono le più comuni e diffuse. Se nello stato di malattia ci si scopre ad un tratto disposti a credere a qualunque cosa, a chiunque ci tenda la mano promettendoci la salvezza, nella vecchiaia assieme alla forza fisica si perde l'autonomia di poter prendere iniziative e scelte indipendentemente da ogni altra cosa, e di conseguenza la possibilità di poter condurre liberamente la propria vita, divenendo improvvisamente dipendenti da una serie di esigenze particolari; e laddove con l'autonomia fisica venga perduta anche quella mentale, nelle varie forme di demenza senile o simili, dipendenti da norme specifiche volte alla tutela ed al rispetto di quei diritti inalienabili di cui abbiamo perduto il controllo e la cognizione. La vecchiaia, più di qualsiasi altro stato cui l'uomo ed il corpo possono andare soggetti nel corso della vita, ci ricorda che nemmeno le proprie capacità e facoltà sono immuni alla mannaia del tempo, e che lo stato di salute, o più semplicemente il solo «star bene» diventa ogni giorno sempre più difficile da attuare e, soprattutto, da mantenere. È la vecchiaia, più propriamente, quella condizione della vita in cui la salute viene espropriata, divenendo di colpo un lusso al quale non tutti possono più accedere, o accedere solo parzialmente. La salute, in senso lato, altro non è che «una parola del linguaggio quotidiano la quale designa l'intensità con cui gli individui riescono a tener testa ai loro stati interni e alle condizioni ambientali2», che nello stato della vecchiaia si sono fatte di colpa non più così stabili e durature come apparivano un tempo. In senso stretto, invece, lo star bene è qualcosa che non per tutti riflette le stesse necessità, un termine al quale ciascuno dà interpretazione e valore differente; ed ancor più labile diventa definire lo star bene laddove la salute o l'integrità fisica sono andate perdute irreversibilmente. Invecchiare, in fondo, non è che perdita della normale capacità di rigenerazione. Vediamo bene quindi che, ben lungi dall'essersi dileguate, le disuguaglianze permangono ancora, vive ed intatte. Disuguaglianze che spesso, nello stato di vecchiaia, si riflettono anche sul piano sociale relativo alla disponibilità di cure ed alla di accedervi, alla distribuzione ineguale di ricchezze e risorse nei territori e nelle famiglie, e che durante le fasi di crisi economiche come quella contingente si fa ancora più sensibile creando dislivelli ancora più marcati. Senza contare il fatto che con la vecchiaia si perdono le forze e la capacità di lottare, e subentrano allora depressione, senso di abbandono ed inutilità. Per prevenire o limitare il decorso del deperimento, e rallentarlo il più possibile, diventa allora strettamente necessario definire in termini oggettivi, chiari cosa deve significare star bene. Invecchiare, durare, se non indenni, almeno induriti3. Ed è a questo punto che entrano in gioco le istituzioni, la società e la sanità pubblica, a supporto delle famiglie costretti ad affrontare le fasi più tristi e dolore della malattia irreversibile ed inguaribile che è la vecchiaia, il cui compito non è solo la cura e la tutela dei diritti dell'anziano bensì la preservazione della sua dignità in tutte le sue fasi di malattia e cura, lottando contro etiche contrapposte, sistemi burocratici e perverse logiche di mercato. Prima o poi tutti, direttamente o meno, ci ritroveremo a dover affrontare la malattia e la vecchiaia, e pretenderemo allora di sapere cosa possiamo fare, quali diritti abbiamo e come preservarli, ed a chi rivolgerci per avere aiuto e conforto. In altre parole, chiediamo di non essere lasciati soli. La malattia e la vecchiaia già di per sé bastano a piegare gli uomini accartocciandoli come foglie secche, esponendoli a paure, sconforto e disagio, quello di essere di colpo un peso per i familiari, e di doversi trovare nell'imbarazzante quanto avvilente condizione di essere d'una tratto figli dei propri figli, ma la solitudine e l'indifferenza uccidono prima ancora che la morte sopraggiunga.

 
ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
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