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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
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Riflessione tratta da " Il muletto del dottore" di Luigi Capuana

  • Elena Franchini


Il rapporto medico paziente non riguarda soltanto il coinvolgimento di due singoli individui; nella dimensione del paziente è infatti compresa anche tutta la cerchia di affetti, amici e parenti, interessata al malato e quindi indirettamente coinvolta nel processo patologico. Nel brano di Luigi Capuana questo aspetto è emergente: il medico si trova a doversi confrontare non tanto con la paziente, quanto più con il parente della donna, presentato in un confusionale stato di irrazionalità psichica. Quest’ultima condizione colpisce spesso gli affetti più prossimi del malato, tanto che anch’essi, in situazioni particolarmente critiche, diventano a loro volta pazienti, persino più problematici del malato originario. Di fronte ad essi il medico si trova inevitabilmente costretto a far emergere quel lato “umano” che si distingue in modo marcato dalla componente scientifica della sua formazione. È importante evidenziare come anche il dottore stesso sia un uomo, ed ecco che nel brano di Capuana “il povero dottore” si commuove di fronte ai vani tentativi di un individuo disposto a tutto pur di salvare la donna che ama. Quest’ultimo vede nel medico l’unica fonte di rimedio al male condiviso tra se stesso e la paziente ed è portato a ritenerlo colpevole nel caso di una mancata guarigione. In questa situazione il dottore può venire a trovarsi in una condizione problematica a tal punto da inibire le sue capacità. La condizione del medico nel brano di Capuana è in analogia con un elemento che nel testo può sembrare marginale, quando in realtà risulta di fondamentale importanza: la figura del muletto. La similitudine implicita tra dottore ed animale, tra uomo ed asino (derivante dall’approccio verista dello stesso autore), rimarca la difficile situazione in cui il medico si trova: l’asino raglia ed il suo verso appare come un lamento, quasi ad esternate l’interiorità di un dottore costernato per la condizione del parente della sua paziente. Il muletto rappresenta l’idea di servigio, analoga al compito del medico nei confronti degli assistiti; con questo espediente letterario Capuana vuole quindi descrivere la figura del dottore, quasi a volerlo compatire di fronte all’irrazionalità disperata di un individuo. Nel brano è inoltre presente una ripetizione dell’imperativo “Salvatela!”, pronunciato dal parente sempre più in preda alla disperazione nel corso del racconto; in questa continua iterazione, alternata al lamentoso verso dell’animale, la tensione tende a salire fino al culmine finale, nel quale il parente, colto in un momento di follia ed in procinto di commettere il gesto estremo, uccide il povero medico. Ecco che questi diventa il capro espiatorio della situazione, sentito responsabile pur non avendo commesso alcun gesto. Da qui emerge che uno degli aspetti più criticati della professione medica non è solo l’errore quanto più l’impotenza, l’impossibilità di agire per interrompere gli effetti della malattia; specialmente nella modernità, dove la presenza di strumenti sempre più tecnologici attribuisce al medico, nell’immaginario comune, un senso di onnipotenza, l’impotenza diviene, agli occhi del paziente e della sua cerchia di affetti, ancor più grave dell’errore. Il dottore “muletto”, al servizio del malato, non può permettersi questo nella concezione comune, inevitabilmente deviata da una componente emozionale ed affettiva. Perciò, a mio parere, il brano di Capuana rappresenta un importante passo letterario anche dal punto di vista medico-clinico; dimostra infatti che con l’emergere del contrasto tra i parenti del paziente ed il medico, quest’ultimo è tenuto a far prevalere sul lato scientifico quello umano, che comprende il dolore (invece di spiegarlo tecnicamente) e le emozioni.



 
ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
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