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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
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Riflessione tratta da "La lunga notte del dottor Galvan" di Daniel Pennac

  • Sara Ciabattini


“La lunga notte del dottor Galvan” di Daniel Pennac narra la storia di un medico letteralmente ossessionato dal suo biglietto da visita da “sguainare” ad ogni buona occasione. Il dottor Galvan è il rappresentante di un modo errato di esercitare la medicina, impoverito dallo scopo principale che essa dovrebbe sempre prefigurarsi: la cura del paziente come persona, una persona con la sua storia, con i propri problemi e vicissitudini. Il dottor Galvan giunge solo alla fine di una lunga notte a comprendere il suo errore, diventando dottore per la prima volta; questo accade perché si prende cura di un paziente dai mille sintomi che aveva esordito con “non mi sento tanto bene”: inizialmente Galvan si dimentica di questo signore e solo quando quest'ultimo sta davvero male se ne interessa, temendo che possa diventare una macchia nella sua carriera perfetta; tuttavia alla fine starà al suo capezzale, sperando che si senta meglio, senza nessun altro fine, solo quello di prendersene cura. Ecco che nel percorso evolutivo di Galvan da dottore che cura a dottore che si prende cura dei pazienti, vediamo riassunte le due facce coesistenti della medicina nella storia e più in particolare del rapporto medico-paziente. La professione medica tende spesso, come in passato, a ridursi a semplice evidenza, a una serie di esami dunque, per quel processo comunemente denominato molecolarizzazione: è la cellula che deve essere curata, non il paziente, si guarda solo al Disease e non alla Illness. Ippocrate con il triangolo (V secolo a.C.) descrive benissimo quell'alleanza terapeutica che ci dovrebbe essere tra medico e malato, concetto che sarà ancora più amplificato da Galeno (II secolo d.C.), per il quale “il miglior medico è anche filosofo”: il medico non deve perdere la propria filantropia, deve riuscire a conciliare filoponia esofrosune Galvan non prende in considerazione il paziente che ha davanti come persona, ma solo come un insieme di pezzi, non si interessa alla sua storia, e così facendo corre da uno specialista all'altro in cerca di risposte; ma “come non ci sono due cose eguali, così non ci sono ammalati eguali” (A. Murri) e di questo Galvan non si rende inizialmente conto. Il medico a cui ci affidiamo deve saper porsi verso il paziente, in modo da imprimergli fiducia, usando non solo un linguaggio appropriato al lessico quotidiano, ma anche dialogando con lui, in poche parole egli dovrebbe riuscire a conciliare sapere, saper fare e saper esserci, coniugando la Evidence Based Medicine con la Narrative Based Medicine. Il brano di Pennac, quindi, rende bene l'idea di come un medico dovrebbe e non dovrebbe essere, delle prerogative che dovrebbe avere: il paziente-persona prima del paziente-malato, l'aiuto che il medico può offrire, la voglia di esserci per gli altri.



 
ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
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