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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
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Riflessione tratta da Appunti di un giovane medico, di Michail Bulgakov

  • Sandro Monteleone
  • Il brano che ho deciso di analizzare è un racconto dello scrittore e medico russo Michail Bulgakov, tratto dal libro “Appunti di un giovane medico”. Il motivo della mia scelta è dovuto alle capacità descrittive dell’autore, nonostante affermi di “non avere abbastanza talento nel descrivere il viso del malato”, al mio interesse per la letteratura russa e al fatto che Bugakov rappresenti un eccezionale incontro tra la cultura scientifica e quella umanistica e letteraria. Leggendo il brano è possibile cogliere grande umanità e umiltà nell’atteggiamento di Bulgakov nei confronti del paziente. Questo si evince quando infonde speranza e un pizzico di sicurezza nel malato, tanto da “farle comparire scintille negli occhi e un colorito roseo sotto gli zigomi”. Dalla lettura ho avuto modo di cogliere grande empatia da parte del medico nei confronti del paziente, poiché ne ricordava benissimo tratti, sfumature e caratteristiche. Solo un’attenta osservazione e sensibilità riesce a cogliere questi particolari nella persona che si ha di fronte. Significativo è stato il momento in cui Bulgakov rifiuta i doni del paziente ormai guarito, gesto che ho interpretato come segno di grande professionalità e rispetto nei confronti del paziente stesso. A mio avviso il buon medico deve avere queste caratteristiche di sensibilità, rispetto, professionalità e prima ancora di essere un bravo medico deve essere una brava persona che abbia qualità etiche e morali di base. Errata è la concezione del paziente come “campione biologico di malattia” e non come entità sofferente. Deve esserci un giusto equilibrio tra i diversi livelli di conoscenza e di approccio. A tal proposito sono un sostenitore della medicina narrativa e delle MEDICAL HUMANITIES, perché spesso e spesso e volentieri il paziente viene scisso in due diverse entità e quindi da “soggetto” della malattia a “oggetto” della malattia. Deve essere sottolineato e ribadito il sapere medico come sapere filantropico, altrimenti il medico si ridurrebbe a un semplice venditore di farmaci - pharmakéus (secondo quanto sostenuto da Galeno). Si deve ridare al paziente quel ruolo attivo che ormai ha perso e a questo si può arrivare solo se si guarda al paziente in prospettiva più ampia e creativa e attraverso la ricerca e l’utilizzo di una terminologia che non accentui eventuali divari sociali e culturali e che infonda fiducia e speranza. Si deve creare una connessione con il paziente, che deve diventare alleanza, meglio ancora, empatia. Non può esserci buona cura senza che medico e paziente stabiliscano un patto di collaborazione fondato sulla fiducia reciproca e sulla sincerità. Non conta solo la preparazione professionale, ma le capacità relazionali sono altrettanto importanti. Questo è alla base di una buona persona e ancora di più di un buon medico, uomo di scienza, ma, soprattutto, uomo di coscienza.

     
    ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
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