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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana
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Riflessione tratta da "Un altro giro di giostra", di Tiziano Terzani

  • Cecilia Parenti

“Medici come violini a cui manca una corda…intrappolati in una visione meccanicistica del problema e quindi della soluzione”. Quale miglior modo di cominciare se non proprio citando Terzani che in poche parole riassume la sua percezione del problema di fondo: medici così ancorati a visioni organicistiche della malattia da non riuscire ad avere un quadro completo, da non riuscire a ricomporre il puzzle in cui il “Disease” occupa sì una posizione centrale, ma dove è anche circondato da molti altri pezzi, che determinano l’uomo, le sue risposte, la sua psicologia, in poche parole il suo essere un umano. E’ come la storia dei cinque ciechi, sempre raccontata da Terzani, tutti toccano una parte dell’elefante, uno riconosce delle colonne nelle zampe e dice che l’elefante è un tempio, il secondo un serpente nella proboscide, un terzo una montagna nella pancia e così via, così facendo però l’elefante non verrà mai riconosciuto come tale, neanche ricongiungendo tutti i pezzi ed allo stesso modo neanche il paziente tornerà mai ad essere un uomo, un individuo, sarà al massimo un fegato, un cuore, un cervello, entità separate studiate secondo l’oggettività di quei dati e non secondo la soggettività del malato. A questo punto mi piace ricordare il cartello affisso da Hunter Doerthy (al secolo Patch Adams) nel suo ospedale: “Vivete una vita sana, la medicina è una scienza imperfetta!” Credo, nel mio piccolo, sia lo spirito che qualsiasi medico dovrebbe avere ed anche quello auspicato da Terzani. Un medico che si affida sì alla scienza, ma non standardizza i dati secondo modelli, molte volte discutibili, utilizza un occhio neutro ma critico, ascolta, comunica senza “quel modo di superiorità che hanno molti professori di fronte ad un ammalato privo di qualsiasi difesa”. La medicina è una scienza imperfetta perché come scienza è per così dire “zoppa”, “misura, soppesa, scopre, analizza, spiega tutto e non spiega niente”. Questo perché, non me ne voglia Cicerone, oltre ad essere una scienza è anche un’arte e forse aveva ragione da vendere Galeno quando diceva che avevamo bisogno di medici-filosofi, capaci di giudicare non solo tramite assiomi, leggi e postulati infallibili, ma anche secondo una componente meno oggettiva ma più umana; mi ricorda quella descritta da Terzani nell’incontro col Dottor Macchioni, in cui medico e paziente si fondono a formare un fronte comune, un braccio armato che sfida la malattia non soltanto a colpi di TAC, medicine e radiografie ma anche a colpi di anima.

 
ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
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