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SC-SALUTEUMANA Scuola di Scienze della Salute Umana

Riflessione su "la figura del medico nella società moderna"

  • Ambra Chessa

Tra i tanti brani proposti che mettono in luce tutti gli aspetti della professione medica, quello che più ha scosso il mio interesse è stato il brano di Giorgio Cosmacini “Prima lezione di medicina”. Il brano preso in considerazione, se pur breve, riassume essenzialmente le caratteristiche che un buon medico dovrebbe avere, ed essendo scritto da un medico assume ancora più valore. Per farlo G. Cosmacini cita un altro personaggio noto della storia della medicina, l’olandese H. Boerhaave che scrive “Due cose sono indispensabili al medico, che possieda la scienza e che abbia quella disposizione di genio che è necessaria per applicarla”. In questa premessa, che a primo avviso può sembrare scontata, è presente la risoluzione della diatriba del chi è un buon medico? Ovvero colui che soccorre il malato, in tutto il suo percorso, prevenendo o ritardando una morte prematura? O chi riesce soltanto a guarirlo? Questo è l’interrogativo che ha scandito i miei pensieri durante l’intero corso di Scienze Umane. Pensando in principio che il medico fosse semplicemente un professionista, esperto, chiamato a mettere a disposizione di chi soffre il proprio sapere, e le proprie abilità, ho potuto attraverso un percorso di lettura sviluppare una certa empatia con i personaggi descritti in Specchi di Carta, con la sensibilità dell’uomo dal fiore in bocca, tanto da notare l’austerità e lo squallore presente nella sala d’attesa dello studio medico, o con Terzani che in un altro giro di giostra si sente solo “portatore di un male e non una persona inserita nel suo mondo”, potendo cosi rendermi conto di quanto fossero errate le mie convinzioni. Per ben analizzare questo aspetto, voglio scavare tra i miei ricordi liceali per far affiorare un’epistola di Seneca, che al tempo mi impressionò molto, e che recitava più o meno cosi “a cosa ti giova il sapere scientifico, matematico, che ti insegna che cosa sia una linea retta se poi non sai cosa sia retto, cioè cosa sia giusto nella vita? Credo che, implicitamente, egli volesse sottolineare una certa superiorità della scienza morale rispetto ad una prettamente scientifica. Ma non è cosi semplice. IL rapporto delle due scienze, o se vogliamo delle due culture con l’uomo contemporaneo risulta maledettamente insidioso. Innanzi tutto, terminato Specchi di Carta, la prima cosa che mi è venuta normale chiedermi è stata: “Ma allora non è sempre stato cosi! Ma che fine ha fatto il medico amico descritto da Luigi Capuana in Un consulto? Quello dall’animo gentile da riuscire a notare la mancanza di sorriso nella paziente, che conquista la sua fiducia tanto da divenire quasi un confessore? Direi che è si è estinto. Infatti, nell’ambito della società moderna è comparso un nuovo personaggio: il medico scienziato, che è estremamente diverso dal medico-barbiere, dal medico-pittore, dal medico fattucchiere che lo ha preceduto nei tempi antichi. Certo non per questo i medici sono diventati tanto diversi dagli altri uomini, certamente non sono peggiori, ma differiscono dagli altri in una cosa. Che lo vogliano o no il loro operato è di importanza decisiva per chi hanno davanti. Questa responsabilità gravosa sulle loro spalle possono non averla voluta o averla voluta solo in parte, ma una cosa è certa: non possono sfuggirvi. Ed è proprio perché il medico sente su di se la responsabilità delle innovazioni che vanno a modificare la vita, anche di un’intera comunità, proprio perché gli viene spontaneo adottare l’atteggiamento scientifico nei confronti di qualsivoglia problema, egli pretende di poter approcciarsi ad un paziente come gli economisti si approcciano ad un bilancio, i giuristi ad una causa, gli architetti ad un progetto. Penso che risieda in questo il meccanismo ciò che ha portato, con il tempo, al cambiamento della forma mentis, che ha trasformato il soggetto in oggetto dunque guardato e trattato con la logica che vale per l’oggetto, tanto da poter essere studiato nelle sue strutture e nel suo funzionamento. E’ urgente che la sanità ritrovi un ambiente fatto su misura dell’uomo, uno spazio dove lui possa proporre se stesso come fine e cessare di essere un mezzo, una nuova concezione del rapporto medico- paziente, progettare un nuovo medico che sia anni luce distante dal medico descritto da Pirandello che sostiene con intaccabile sicurezza “noi medici abbiamo solo il dovere della nostra professione“ (da il dovere del medico). Per quel che mi riguarda, non credo che la scienza in generale e la medicina in particolare possano porsi altro scopo che quello di alleviare la fatica e le pene dell’esistenza umana. Penso che se tutti i medici e probabilmente noi studenti compresi non reagiamo all’intimidazione di una società sempre più tecnica, sempre più materialista e sempre più pronta ad uccidere lo spirito, la medicina potrebbe restare fiaccata per sempre… e quando con lo scorrere del tempo, tutto lo scopribile verrà scoperto, e tutto l’inventabile sarà stato inventato ci troveremo di fronte alla sola “scoperta” dinanzi alla quale vorremo tornare indietro : il nostro/vostro progresso non sarà stato altro che un progressivo allontanamento dall’umanità, dalla dimensione umana, dalla sofferenza del paziente, dal sorriso del bambino, dalle paure di una mamma, dalla rassegnazione dell’anziano, tra noi e loro avrà luogo un abisso talmente grande che “ad ogni eureka risponderà l’eco del niente.

 
ultimo aggiornamento: 08-Ott-2015
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